Home             Storia

Roccolo Carcano del Monvallino a Veniano

Si riporta di seguito il testo predisposto da Achille Tettamanzi che più del dettaglio illustra le vicende storiche del roccolo della Famiglia Carcano al Monvallino. “Alla nobile famiglia Carcano, residente a Como in piazza Grimoldi, appartenevano, fra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del secolo scorso, tre illustri fratelli: Paolo (1843 – 1918) che ricoprì importanti incarichi in vari governi, quasi ininterrottamente dal 1898 alla morte anche in ruoli ministeriali come Ministro delle Finanze, Ministro dell’Agricoltura Industria e Commercio e Ministro del Tesoro.

 Altri fratelli erano Antonio primario dell’Ospedale Sant’Anna di Como, e Giuseppe industriale tessile con stabilimento in Gerenzano. Il padre di loro, Giovanni, lasciò in eredità ai tre figli una casa signorile in Veniano tuttora esistente (che i Venianesi chiamavano “ul palàzz di Carcan”) situata in zona adiacente alla piazza della chiesa parrocchiale dove si incontravano ad angolo l’attuale via Paolo Carcano e la via Nazione Italiana, e un vasto appezzamento di terreno in località boschiva chiamata Monvallino dove in seguito fu costruito il capanno in muratura, vero e proprio “villino”, e il roccolo, un appostamento fisso per catturare uccelli vivi con reti verticali fissate ad alberi disposti su due file parallele a formare un semicerchio.

 Attualmente, sapendolo, si individuano ancora nel bosco Monvallino due filari paralleli di carpini, anche se in parte sfigurati nella loro geometrica disposizione da diverse specie di piante e arbusti cresciuti spontaneamente.  Il carpino è una tipica pianta caratteristica per la corteggia grigia e liscia e per il tronco contorto a sezione stellata.

La disposizione di questi alberi e le reti ad essi affisse formavano una gigantesca trappola per gli ignari uccellini richiamati dal canto, inconsciamente ingannevole, di loro simili già prigionieri in gabbie poste sui rami all’interno del semicerchio. Altro motivo di attrazione, questa volta alimentare, per gli uccelli era l’esca costituita dalle rosse bacche di arbusti sempreverdi, per esempio agrifoglio, frapposti ai carpini.

 A chiusura di questo semicerchio (sulla “corda” del grande arco arboreo) sorgeva un capanno in muratura del quale purtroppo resta solamente un mucchio di macerie oramai quasi completamente nascosto da arbusti e sterpaglie. Alcuni anziani abitanti allora nelle vicine Cascine Somigliana e Gessaga (ora questa ultima abbattuta per diventare materiale di sottofondo di alcune ville del Centro Residenziale La Pinetina) riferiscono che la costruzione era un vero e proprio villino di villeggiatura e di diporto per la nobile famiglia Carcano, della quale in particolare ricordano “ul Sciur Ministar”, uomo rigoroso e assai quotato nei suoi compiti ufficiali, ma altrettanto cortese e ben disposto ad aiutare, anche individualmente, i Venianesi bisognosi. Il capanno – villino era una costruzione che si ergeva su due piani: uno terreno diviso in due vani, un accogliente salottino arredato con tavolino e poltroncine di vimini, e il vero e proprio capanno di postazione nella cui parete rivolta verso il Roccolo era aperta una lunga fessura di osservazione e di azione.

 Al di sopra di questa fessura era dipinta, con magistrale arte, una caratteristica frase: “Si raccomanda l’estrema parsimonia del gesto e della parola”. È ovviamente per non disturbare la presenza delle ingenue prede rendendo altrimenti vani la funzione e lo scopo del Roccolo stesso. Il piano superiore, accessibile da una scala esterna pure in muratura, era diviso da una parete a formare due camerette, ideale per un tranquillo riposo pomeridiano nella quiete del bosco circostante. Nelle adiacenze della porta d’entrata al piano terreno un tavolino di pietra a forma circolare con sedili pure di pietra e un pozzo per attingervi acqua completavano l’arredamento essenziale per un breve e piacevole soggiorno  nella bella stagione.

È da ricordare anche che tutta la proprietà della famiglia Carcano in località Monvallino (Roccolo con relativo capanno – villino, zona coltivata a frutta e ortaggi, zona boschiva ricca di carpini oltre che di faggi e di altri alberi normalmente presenti nel bosco circostante) era cintata con rete metallica per impedirne l’accesso a estranei. Tutta la fascia boschiva corrispondente all’attuale “Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate” estendendosi appunto da Appiano Gentile a Tradate e da Castelnuovo Bozzente a Mozzate, era assai ricca di funghi, specialmente porcini, che, nella stagione, rappresentavano una vera entrata economica per diverse famiglie di “fungiatt”.

 È curioso in proposito un aneddoto raccontato ancora oggi da chi allora era una ancor piccola bambina: i funghi nei boschi erano tanti allora, ma erano tanti anche i “fungiatt” per cui la raccolta parecchie volte era scarsa se non completamente vana, ma si sapeva che al Munvalinn ce n’erano molti, e attraverso la rete si vedevano, ma non si poteva entrare; che cosa si poteva fare?  

Tagliare la rete era abbastanza facile ma molto pericoloso, del resto c’era l’attento premuroso custode che non permetteva alcun sgarro agli ordini avuti dal “Sciur Ministar”. E allora? Ecco trovato! Da sopra la rete cagliamo la nipotina che prenderà i funghi e ce li passerà da sotto la rete. E cosi in pochi minuti il cesto fu riempito di grossi sani funghi e i “fungiatt” furono soddisfatti per l’abbondante raccolta e per averla fatta franca. La necessità aguzza il cervello! Chi volesse oggi scoprire e visitare questo invidiabile angolo di tranquillità e pace (purtroppo solamente per l’uomo, non certamente per gli ignari uccellini), lo troverà molto trasformato dall’evoluzione delle piante”. Il parco ha recentemente avviato un’azione di recupero che permette di capire la struttura della bresciana e il suo funzionamento.